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Di Francesco: "Per noi è un test fondamentale, ma la squadra da battere resta la Juve"

Di Francesco: Per noi è un test fondamentale, ma la squadra da battere resta la Juve

ROMA - «Fondamentale». Di Francesco non usa giri di parole per definire Roma-Napoli di sabato sera. La sfida tra due aspiranti Pallone d’oro (Mertens e Dzeko), tra il miglior attacco e la seconda migliore difesa, ma soprattutto l’occasione per Eusebio di fronteggiare Sarri ad armi pari. «Spareggio no, ma sarà una partita fondamentale con un sapore e un gusto particolari - ha precisato ieri il tecnico ospite a Firenze del Festival del calcio - Io voglio arrivarci impedendo a Sarri di sviluppare il suo gioco, le pressioni non mi spaventano. La Roma vuole crescere e un po’ ci dispiace avere una partita da recuperare (contro la Samp, <CF2322>ndr</CF>), ma vogliamo essere attaccati al gruppo di testa». Per Di Francesco, però, nel gruppo c’è un corridore più forte degli altri. E non si tratta del Napoli: «La squadra da battere a lungo termine è sempre la Juventus. Roma e Napoli sono quelle che si sono avvicinate di più ai bianconeri. Noi abbiamo cambiato di più di loro, in primis l’allenatore, ma questo non vuol dire che siamo meno competitivi». Eppure fino a qualche settimana fa in pochi credevano ad un avvio così spedito della Roma: «Noi siamo partiti con tutte gare difficili e questo magari non trasmette consapevolezza e forza alla tua proposta di gioco. Poi siamo arrivati alla sfida con l’Inter, che forse meritavamo più di tutte le altre gare di vincere, e l’abbiamo persa. La forza sta nel continuare a credere in quello che si propone. Dzeko ad esempio, in una gara in cui tocca 2 palloni ma per demerito non solo degli altri ma anche suo, deve mettersi a disposizione e la differenza è lì. Il disincanto non è sinonimo di vittoria. Sono molto distaccato da altre dinamiche, se dovessi andare dietro alle chiacchiere farei ancora più errori. Non si vince sbagliando, ma si vince sbagliando meno. Il tempo è fondamentale per trasmettere un’idea di gioco. Per far crescere un’azienda ci vogliono anni, figuriamoci una squadra di calcio. Ricordiamoci di Sarri e delle difficoltà da lui avute inizialmente, va dato merito a chi lo ha aspettato».

Eusebio, invece, è partito subito forte: sei vittorie in 8 partite tra campionato e Champions. Inizio sprint anche per Dzeko che dopo la gara con l’Atletico aveva mosso qualche critica. «Ha ingranato quando ha smesso di lamentarsi. Capendo che quando riceve pochi palloni non è solo colpa degli altri. Edin ha sbagliato a dire quelle cose perché dietro ogni partita c’è un lavoro e tanti non possono sapere quello che facciamo in settimana. Al di là di Edin, per dare forza a un lavoro ci sono i risultati. È difficile, ma in generale e non solo a Roma. Altrimenti puntiamo sempre il dito contro i giornalisti. Se avessimo tutti un’unica idea ci sarebbe qualcosa che non va. È giusto esprimere il proprio giudizio con rispetto, non molti l’hanno fatto...». Infine una battuta su Schick: «Ho avuto poche possibilità di poterlo allenare, poterlo fare con continuità mi farebbe impazzire (ride, ndr), ma si vede che ha l’istinto del campione. Per lui dovrò adattare qualcosa. In futuro farà la punta centrale, ma per ora le migliori cose le ha fatte partendo da destra».


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