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E' un'Italia Gran Riserva: i giovani per crescere devono giocare

E' un'Italia Gran Riserva: i giovani per crescere devono giocare

ROMA - «Probabilmente è vero, non siamo all’altezza. Ma dateci fiducia e soprattutto tempo per crescere». Federico Bernardeschi il giorno dopo l’ennesimo, desolante, tonfo della Nazionale lancia il suo appello a favore dei giovani e del lavoro appena iniziato da Roberto Mancini nelle vesti di commissario tecnico del dopo-disastro mondiale. Richiesta legittima quella dell’attaccante della Juventus: fateci crescere, non stroncateci. Ma capirà, l’ex viola, che non c’è nulla di personale nelle critiche ferocemente preoccupate che sono piovute addosso agli azzurri dopo le partite per nulla incoraggianti disputate contro Polonia (1-1 a Bologna) e Portogallo (0-1 a Lisbona). Italia già ultima del gruppo 3 di Serie A di Nations League e, quindi, già in odore di retrocessione. Il che magari non interessa granché. Il problema è la strada di qualificazione a Euro 2020 che, molto probabilmente, non avrà il sostegno della qualificazione nelle Final Four di Nations League.
Il guaio sta proprio nello sguardo verso il futuro dei ragazzi chiamati da Mancini: riusciranno ad imporsi nei rispettivi club, a giocare un numero importante di partite internazionali e a percorrere, quindi, la strada di crescita auspicata da Bernardeschi? Perché non si può sperare di acquisire una dimensione top soltanto giocando in Nazionale una volta ogni due-tre mesi.

Vedere il grande calcio dalla panchina potrà, magari, formare in futuro ottimi allenatori. Di certo non una squadra in grado di rinnovare i fasti dei quattro titoli mondiali sistemati nella bacheca della Figc. Dei 14 giocatori schierati lunedì sera da Mancini a Lisbona, solo in cinque sono in doppia cifra in quanto a presenze europee coi rispettivi club: Donnarumma (19 anni e 11 gare in Europa League); Criscito (31 anni e 64 presenze: 34 in Champions e 30 in Euroleague); Cristante (23 anni, 6 in CL e 8 in EL); Jorginho (26 anni, 10 CL e 9 EL) e Immobile (28 anni, 10 CL, 9 EL e una Supercoppa Uefa). In media gli azzurri vantano 12,2 presenze nelle Coppe. Solo per un rapido raffronto William Carvalho, Bernardo Silva e Bruma (26, 24 e 23 anni) hanno rispettivamente 27, 39 e 25 presenze nelle due competizioni continentali. E meno male che Cristiano Ronaldo ci ha risparmiato la sua presenza.
Insomma, è una Nazionale in riserva. Bernardeschi, 24 anni e 23 apparizioni in Europa (18 in Euroleague e 5 in Champions), rubi pure con gli occhi i colpi di CR7 ora che lo ha a tiro. Ma, certo, se non avrà mai la possibilità di caricarsi sulle spalle in prima persona le sorti della Juventus, sfidando da protagonista i migliori difensori del mondo, non riuscirà mai a fare la differenza in azzurro. Lui come tutti gli altri a cui Mancini affiderà il Rinascimento Azzurro.


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