ACCEDI AL Leggo.it


oppure usa i dati del tuo account

Napoli-Juve, quanti fischi per Higuain:
la reazione del Pipita fa male

Napoli, quanti fischi per Higuain:
​la reazione del Pipita fa male

Il Black & White Friday del Napoli non poteva che essere azzurro. È sempre stata la sfida suprema per la quale non ci si afferra solo sul prato verde di Fuorigrotta. Napoli-Juve, quando si gioca si gioca, comincia ad agosto, quando viene reso noto il calendario. È da allora che ci si prepara, perché battere i bianconeri (stavolta mimetizzati sotto un giallo total canarino) è la rivincita. È una bolletta che può non portarti un centesimo, ma ti fa campare sereno e sorridente per un anno intero, vale come un miracolo di san Gennaro. È sempre stata la partita che salvava la stagione, andava come andava il campionato. La rivincita del Sud contro il Nord. Riscatto e sogno, un modo per togliersi gli schiaffi da faccia. Da tempo non è più così. Può essere ed è la contesa dei tre punti che valgono lo scudetto e che si può disputare a posizioni invertite. Loro sotto e il Napoli sopra. Non sempre, ma spesso.

Ci si prepara con ostinazione, tifosi e ultrà. I soliti rituali, che attorno al San Paolo non sono mancati nemmeno ieri sera: i manifesti funebri, le scritte (Napoletano juventino ti schifano a Napoli e pure a Torino, Con la Var è fernuta a zezzenella), le sciarpe con la scatologica definizione della Juve, cinque lettere che ricordano Cambronne. Proprio quelle e stavolta un bel po' sono state temporaneamente sequestrate all'ingresso dagli steward, appese alle grate divisorie, accanto ai cestini dove venivano depositate le bottigliette non consentite. Chi voleva poteva riprendersele all'uscita. Loro i bianconeri sono arrivati in ritardo. Dal corso Vittorio Emanuele, dove alloggiava la squadra piemontese, il pullman ha imboccato via Tasso è s'è infognato tra curve e auto in sosta. Poi, come già in altre occasioni, l'ha presa alla larga, arrivando con la Tangenziale da Agnano e infilandosi nell'area dello stadio alla chetichella. Mentre gli azzurri sono stati accolti con il solito saluto Vincere è una scarica di foto dagli smartphone. Poi, una volta dentro, nei distinti è scivolato sulle teste un grande striscione: Napule è mille culuri, in campo 11 leoni. Perché Pino Daniele va sempre bene. Può esaltare o consolare, preventivamente.
 


Nell'irriferibile tifo più salace non poteva che esserci Higuain, il fedifrago. L'hanno bersagliato come non s'era mai visto, già quando, insieme agli altri uomini di Allegri è entrato in campo per il consueto riscaldamento. Mitragliate di fischi, cori che se la prendevano con la incolpevole madre. Estremi da curve, che le vestali del antisessismo non se ne adontino. Perché il tifo conosce ragioni che la ragione non conosce. La festa, vada come vada, prevede l'eccesso. Inutile e fuori posto gli atteggiamenti da zite cuntignose. Tra l'altro i fischietti contro il Pipita (specificatamente contro di lui) li vendevano a cinquanta centesimi. Roba popolarissima. Perché c'è argentino e argentino, c'è mano e mano, quella de Dios e quella con il tutore.

Aurelio De Laurentiis, prima del calcio d'inizio, dai microfoni di Mediaset Premium: «Se dovessi vedere Higuain lo saluterei? Io nella vita non provo rancore per nessuno. Mi posso inquietare ma poi dopo poco dimentico tutto. Nel suo caso dopo un po' più di un poco». E si è allineato allo storico sentimento popolare della battaglia: «Cosa rappresenta Napoli-Juventus? Rappresenta tutto un campionato, sia all'andata che al ritorno che sarà una gara ancora più furiosa perché sarà ancora tutto in gioco: lì verranno fuori i veri valori».

Higuain è stato il bersaglio privilegiato, andasse come andasse, è andata come è andata. Il suo sfottò lanciato verso la tribuna dopo il gol, la mano destra sull'orecchio, poi sulla fronte e quindi a battere sul cuore, ha incanaglito le urla del San Paolo. Hamsik s'è guadagnato, per tutta la giornata, il colorato sostegno di una abbondante è scatenata comitiva slovacca, capeggiata dal padre, Richard, arrivata direttamente da Banskà Bystrica e che ha sciamato per il Centro Antico e per Toledo. Quando sono arrivati a Fuorigrotta sono stati i beniamini delle telecamere con cori in slovacco (e valli a capire) a ritmo di Kasacciò.


© RIPRODUZIONE RISERVATA



La Lazio festeggia 118 anni di storia, fuochi d'artificio e fumogeni in piazza della Libertà
Video

La Lazio festeggia 118 anni di storia, fuochi d'artificio e fumogeni in piazza della Libertà

  • Venditti sbaglia l'inno alla festa di Natale della Roma, il video di Max Giusti

    Venditti sbaglia l'inno alla festa di...

  • Le acrobazie al Campionato mondiale di Surf 2017

    Le acrobazie al Campionato mondiale di Surf...

  • Buon compleanno Milan

    Buon compleanno Milan

  • Derby di Belgrado, alta tensione tra Partizan e Stella Rossa

    Derby di Belgrado, alta tensione tra...

  • Tifo da matti, invasione di campo con l'auto

    Tifo da matti, invasione di campo con...

  • Mertens napoletanissimo, canta il brano di un neomelodico: "Abbracciame cchiù forte"

    Mertens napoletanissimo, canta il brano di...

  • Lorenzo Insigne, il suo goal umilia l'ex allenatore dell'Italia Ventura: ecco cosa è successo

    Lorenzo Insigne, il suo goal umilia l'ex...

Prev
Next
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

CALCIO

FORMULA1

BASKET