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Putin ammette il doping di stato: "La Russia avrebbe dovuto controllare"

Vladimir Putin

Putin esce allo scoperto, ma lo fa a modo suo. Dopo mesi di secche smentite, lo Zar si è prodotto in un parziale mea culpa sull’annoso scandalo del doping. «Il sistema di controllo in Russia «non ha funzionato» - ha detto - e questo è colpa nostra». Allo stesso tempo, però, il presidente russo ha nuovamente negato che la Russia si sia impegnata in un programma di «doping di Stato», così come sostenuto da Grigory Rodchenkov, ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca.

«Voglio dirlo ancora una volta: non c’è mai stato e spero che non ci sarà mai alcun sistema statale per il doping, semmai solo la lotta contro gli abusi», ha dichiarato il numero uno russo in una riunione sui preparativi per le Universiadi di Krasnoyarsk del 2019. «Per quanto riguarda i reclami presentati su presunti segni di manomissione trovati su alcuni campioni di prova - ha poi sottolineato - noi non ne comprendiamo il significato, perché non c’erano state lamentele quando abbiamo presentato quei campioni per i test. In caso di contestazioni, queste avrebbero dovuto essere indicate nelle relative relazioni. Ma nulla di tutto ciò è accaduto. Quindi - ha concluso Putin - vuol dire che i campioni sono stati conservati da qualche parte e noi non possiamo essere ritenuti responsabili per lo stoccaggio».

Detto questo, Putin ha concesso che la Russia dovrà «tener conto del lavoro della commissione indipendente che ha operato e delle richieste della Wada, perché bisogna riconoscere che noi abbiamo dei casi dimostrati di doping e ciò non è assolutamente ammissibile». Ecco allora che è necessario cambiare rotta. «Stiamo per istituire un nuovo sistema antidoping, affidato ad un organismo indipendente istituito presso l’Università statale di Mosca», ha annunciato. Putin ha poi espresso la speranza che, «con l’aiuto di esperti russi e stranieri, venga predisposto un sistema antidoping efficace».


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