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Torino, Mazzarri: «Ho il fuoco dentro, peccato per la sosta»

Mazzarri: «Ho il fuoco dentro, peccato per la sosta»

Il 3-0 sul Bologna «mi cambia l'umore». Walter Mazzarri, alla prima sulla panchina granata, non poteva immaginarsi un ritorno migliore nella serie A. «Se sono tornato in Italia - sottolinea - è perche ho il fuoco dentro e ho voglia di fare bene». Non ha voluto fare stravolgimenti tattici, a 48 ore dal suo arrivo sotto la Mole, andando sul sicuro, il 4-3-3 lasciato da Mihajlovic: «lo stesso sistema di gioco si può personalizzare - spiega Mazzarri - specialmente quando hai a disposizione ragazzi che sono delle spugne». Il tecnico ha rivitalizzato Niang «pressandolo per 45' come hanno fatto gli attaccanti oggi contro i difensori del Bologna. Ha doti che avete visto tutti e che mi violenterò per dargli la continuità necessaria». Non subito però, perché per la pausa Mazzarri rivedrà il Torino tra una settimana: «Io vorrei avere tempo, era il momento giusto dopo questa vittoria, magari allenandoci dopodomani». Alla serenità di Mazzari fa da contraltare la rabbia di Donadoni per «come la squadra ha interpretato la partita, specialmente dal punto di vista fisico e dell'impatto mentale». Una prestazione «che mi fa bollire il sangue», una sconfitta arrivata per mancanza di «cattiveria, di decisione e convinzione», atteggiamento che ha portato anche a «sbagliare le occasioni per pareggiare, come il rigore». «Mi fa arrabbiare, dobbiamo crescere, capire, comprendere che prestazioni così quest'anno non le abbiamo fatte mai e non dobbiamo ripeterle - prosegue Donadoni -. Si può perdere per il risultato ma non per l'atteggiamento. Il Toro ci ha camminato sopra, non è accettabile». Necessario fare un «mea culpa, in primis il sottoscritto, e capire che questo non può essere il modus operandi del Bologna». Dopo la pausa l'allenatore rossoblu si aspetta di rivedere Verdi: «Penso di sì, non posso obbligare nessuno a fare nulla, ognuno decide della propria vita professionale come meglio crede ma poi si deve discutere, ragionare, mettere insieme i tasselli perché combacino. Ma quel che conta - chiude Donadoni - è la volontà del calciatore».


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