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Alisson, il portiere bravo e fortunato: un binomio perfetto

Alisson, il portiere bravo e fortunato: un binomio perfetto

L'ultimo zero a zero in casa, nella Champions, era stato accompagnato da una bordata di fischi. L'Olimpico quella volta andò oltre la qualificazione, non gradendo lo squallore prodotto dalla squadra in campo, all'epoca allenata da Rudi Garcia: parliamo dello 0-0 arrivato contro il Bate Borisov il 9 dicembre 2015, ovvero 5 gare fa. Stavolta, altro zero a zero, contro l'Atletico, squadra di ben altro blasone: i quarantamila dell'Olimpico hanno applaudito i giallorossi, capendo le difficoltà incontrate in partite. Difficoltà che stavano per portare la Roma alla sconfitta. Ma ci ha pensato la mano di Alisson, applaudito e invocato dallo stadio quanto il signor Mazic ha fischiato la fine della partita e della sofferenza.

I tifosi hanno capito e hanno eletto il loro eroe: Alisson Becker, brasiliano esordiente nella Champions, almeno quella vera, quella dei gironi. Lo scorso anno aveva giocato a Oporto, nell'andata del preliminare, per poi restituire la porta al all'amico-rivale Szczesny, riprendendo poi il rapporto con l'Europa difendendo la Roma nella seconda coppa continentale. Da secondo portiere, non da primo. La Champions - con l'addio di Szczesny - ora se la gode lui e non si sa come andrà. Ma esordire qui all'Olimpico e chiudere da protagonista, forse non se lo aspettava nemmeno lui, che tanti volevano anche quest'anno come vice del polacco e non come il numero uno. Ma questo ragazzo non è uno qualunque, è pur sempre il titolare della Seleçao che, come Storia insegna, non è una nazionale qualsiasi. 

Alisson suda sul tiro di Saul dopo pochi minuti: fuori di un'inezia. Poi esibisce il suo talento prima contro Vietto, poi Correa e infine contro Saul. Che prima si fa ipnotizzare dal numero uno brasiliano, poi spara sul palo a porta completamente aperta e lì la partita sarebbe stata irrecuperabile. Come si dice in questi casi, la fortuna aiuta gli audaci. E di fortuna stavolta ce n'è voluta a secchi per superare indenni il battesimo del fuoco contro l'Atletico di Madrid. Il portiere è bravo e fortunato. Un binomio perfetto, insomma. Szczesny per un po' non verrà più nominato.
 


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