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Il Barcellona espugna il Bernabeu: 3-0 al Real e Liga ipotecata

Il Barcellona espugna il Bernabeu: 3-0 al Real e Liga ipotecata

 Sul Clásico numero 237 c’è il marchio di una razionalità serafica, quella del Barcellona di Valverde (lo stratega) e Busquets (regista quasi sempre imperturbabile). Un Clásico cui i gol di Suarez, Messi (25esimo graffio nel derby di Spagna, recordman) e Vidal danno un tratto ben preciso: l’inerzia della Liga ha preso definitivamente l’indirizzo della Catalogna. Nel senso che il Barca, imbattuto da 25 gare, scava 14 punti tra sé e il Real (una gara da recuperare, col Leganes, ma il divario è tanto e il fatturato offensivo troppo scarso) e 9 tra sé e la seconda, quell’Atletico sgridato di fresco dall’Espanyol. Un Clásico, al Bernabeu, che ha imboccato subito un binario tattico, più che emotivo. Il Real con Kovacic anziché Isco e a francobollo sul via dell’azione: Modric incollato a Iniesta, Kroos a Rakitic, Kovacic a Busquets. Aiutato dai piedi di Ter Stegen, il Barcellona è rimasto quasi sempre lucido, accettando di doverla girare. Nell'aggressivo Real della prima mezz’ora – lasso di tempo in cui Messi s’è nascosto – la proverbiale spinta sulle fasce, soprattutto con Marcelo, lungo l'asse di sinistra dove Ronaldo era spesso pronto a raccogliere. Rete annullata per fuorigioco, dopo 2’, a CR7, lontano dai suoi fasti nel lisciare un ottimo invito di Kross (9’) ma vicino alla gioia nell’incrociare col sinistro per scomodare l’ottimo Ter Stegen (31’). La filosofia del Barcellona di Valverde, si sa, contempla anche l’attesa dell’avversario, senza per forza imporre la propria musica: una bestemmia ieri, un modus operandi oggi. Nelle operazioni blaugrana, il solito fondamentale dinamismo di Paulinho, grande atleta più che grande dicitore, largo a destra più che trequartista, di fatto il più pericoloso nel primo tempo con gli inserimenti da dietro: al 30’, su di lui, un miracolo in uscita di Navas, quindi ancora Navas (42’) a neutralizzarne una repentina inzuccata, e in entrambi i casi il mancino di Messi a suggerire. Un Messi a ideare quasi da fermo, dapprima, contro un Ronaldo a propugnare la verticalità che vuole Zidane. E un Real ancora una volta – trend stagionale – bravo nel creare ma non nel concretizzare: vedi l’ennesimo traversone, di Marcelo, e il colpo di testa del generalmente macchinoso Benzema (bruciato Vermaelen, in certi versanti il lato debole della retroguardia guidata dall’ottimo Piqué) a infrangersi sul palo. Il Clásico, allora, si è stappato quando, alla lunga, l’equilibrio mentale del Barcellona è prevalso sulla fame istintiva del Real, costretto dalla classifica a forzare la mano per vincere. Perfetto Busquets, sull’1-0, aprendo il campo per Rakitic: contropiede immediato, Kovacic che si scansa, palla larga per Sergi Roberto e di nuovo dentro per Suarez, al decimo gol in Liga. Era il nervosismo, lì, a impadronirsi del Real, vedi Sergio Ramos – da rosso il suo colpo su Suarez – e la chance immediata per il raddoppio concessa ancora a Suarez. Di fatto, tra l’1-0 e il raddoppio del Barcellona sono passati appena 10’. Il tempo necessario per rompere nuovamente le linee centrali, con Messi a imbucare per Suarez, due volte, e sul palo di quest’ultimo la «parata» di Carvajal per fermare Paulinho: rosso al terzino di Zidane, rigore trasformato da Messi e partita in ghiaccio. Il Clásico, di fatto, è finito in quel punto preciso, con mezzora scarsa ancora da giocare. Dentro Bale e Asensio, ma Barca (miglior difesa della Liga, solo 7 gol subìti) protetto da un Ter Stegen sempre più invalicabile e alimentato da un Messi chirurgico nelle sue tante piccole cose preziose: tipo l’assist per il 3-0 di Vidal. Più che un Clásico, è stata una sentenza.La Liga prende la direzione del Barcellona. Che pesca la sua 93esima vittoria nel derby di Spagna (95 quelle del Real). E spiega al mondo, usando il linguaggio semplice del suo calcio intelligente, perché dalla Supercoppa estiva in poi (vinse proprio il Real) non ha più perso una partita.
 


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