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Klaus Dibiasi, i 70 anni del leggendario Angelo Biondo

Klaus Dibiasi, i 70 anni dell'Angelo Biondo

L'Angelo Biondo compie 70 anni. Sembra impossibile perchè tutti lo ricordiamo, indelebile, con i riccetti biondi e il fisico asciutto, dominare lo sport dei tuffi a cavallo degli anni '60 e '70. Klaus Dibiasi da Bolzano oggi è un settantenne di bell'aspetto, elegante, signorile. Poche parole, ma una leggenda dello sport italiano. Solo lui e la schermidrice Valentina Vezzali hanno vinto tre ori olimpici nella stessa specialità in tre edizioni dei Giochi. Dibiasi cominciò a Città del Messico 1968, poi a Monaco di Baviera nel 1972 e a Montreal nel 1976 dove terminò la sua carriera, condita anche due argenti olimpici (piattaforma 1964 a Tokio e trampolino da 3 metri a Monaco nel 1972). Oltre a una serie infinita di titoli mondiali, europei e di ori ai Giochi del Mediterraneo. 



«Avevo 16 anni e a Tokyo 1964 vinsi l'argento nei tuffi, sfiorai l'oro per inesperienza - racconta Dibiasi -, la mia prima medaglia, giovanissimo, non avevo nemmeno una piscina coperta dove allenarmi, e dovevo accontentarmi dei tappeti elastici». Altri tempi. Tuffatore figlio di tuffatore (il padre partecipò a Berlino 1936) Klaus ha cominciato a 10 anni e si è tuffato oltre 10mila volte. «Ho smesso dopo Montreal 1976, dove vinsi il terzo oro olimpico (gli altri due a Messico 1968 e Monaco 1972)» dice, «ma dalla piscina non mi sono mai allontanato, perché poi ho fatto l'allenatore e il dirigente». 
Dibiasi sfoglia l'album dei ricordi: «La vittoria più bella? L'ultima, a Montreal 1976. Avevo fastidio a tendine e gomito. Il mio rivale era Greg Louganis, l'americano 16enne, destinato a succedermi. Feci la gara perfetta, fu bellissimo». In quei Giochi Dibiasi fu il portabandiera, «ancora ringrazio il Coni per quell'onore». Di Monaco 1972 il fuoriclasse trentino ricorda la strage degli atleti israeliani a opera dei terroristi palestinesi: «Stavamo tornando in Italia. Sentimmo la notizia alla radio, poveretti. Chiunque poteva entrare nel villaggio olimpico, bastava indossare una giacchetta da atleta e nessuno diceva nulla». 

L'IMPRESA A MONACO 1972 CON IL BRONZO DI CAGNOTTO


L'altoatesino ha segnato un'epoca per lo sport italiano, «quelli di una certa età si ricordano di me, i giovani certo no». Fu il re della piattaforma per quasi 20 anni, dominando Olimpiadi, Mondiali e Europei. In gara faceva coppia terribile con Giorgio Cagnotto, «era più bravo di me nel trampolino». I due erano concittadini e amici e si allenavano insieme: «gli avversari ci indicavano col dito, "ecco gli italiani", temendo l'en plein azzurro in gara». 
Dibiasi ha inventato una tecnica per ridurre gli schizzi nell'impatto con l'acqua. Un trionfo di eleganza e potenza, ottenuto ruotando i polsi. «Era bello sentirsi chiamare Angelo Biondo» dice «ma la popolarità metteva pressione: i giornali mi davano a medaglia sicura, io sentivo di dover vincere, non volevo deludere». In effetti non ha deluso. Un mito.


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